Modica [RG]. Mulino ad Acqua-Museo "Cavallo D'Ispica": un'oasi di storia ancora viva!

Aretusea, Novembre/Dicembre 2001

di Alessandro Cerruto

Nel cuore della Cava d’Ispica - in territorio di Modica - , vallata ricca di storia e di popoli che per secoli dai Sicani ai giorni nostri si sono succeduti, regna un vecchio mulino ad acqua. E’ il mulino ad acqua “Cavallo D’ Ispica” costruito nella seconda metà del XVIII secolo e ancora oggi funzionante. Per secoli ad esso giunsero sacchi di orzo, di mais ma soprattutto di grano che dovevano essere macinati; e così, con la maestranza propria di generazioni d’esperienza che il mugnaio, giorno o notte che fosse, si apprestava al proprio lavoro con la dedizione di chi il mestiere lo svolge più per amore che per dovere.

Oggi non troviamo più pile di sacchi da macinare o carri pronti a ripartire; ma gli odori di sempre sono ancora vivi. E’ ancora possibile toccare la farina appena macinata o ascoltare il rumore delle macine secolari  che sapientemente svolgono il proprio mestiere; ancora oggi il fruscio dell’acqua e la sua dolce frescura rimangono impressi nelle menti di decine e decine di visitatori che ogni giorno vengono ad ammirarlo.

Oggi infatti, il mulino ad acqua “Cavallo D’Ispica” non è solo luogo di produzione ma anche e soprattutto un’ambita meta turistica. Da ogni parte si provenga, giunti in Sicilia orientale per ammirarne le bellezze storiche e culturali non si può non visitarlo. Non sempre capita di poter ammirare un maestro ancora all’opera; integro in tutte le sue parti e pronto a lasciarsi scoprire. E non solo! Assieme al mulino oggi è possibile visitare anche gli ambienti familiari del mugnaio. La vecchia casa, la lavanderia, la stalla ed il fienile; tutti ambienti che non bisogna lasciarsi sfuggire, parimenti al mulino!

Si tratta di ambienti semplici e ricchi allo stesso tempo; con una varietà di suppellettili proprie del nostro passato. A “naca a vientu”, “u cannizzu”, “a tannura” sono solo esempi delle meraviglie di cui è possibile godere entrando nella vecchia casa del mugnaio. Lì sono nati generazioni di mugnai, cresciuti con la voglia d’imparare il mestiere del proprio padre; riconoscere con un semplice sfregare di dita la giusta dimensione della farina, ecco il loro sogno; proprio come sapeva fare il sapiente padre.

Poco distante dalla casa è possibile visitare la lavanderia; qui è il lavatoio l’attore principe. Su di esso chissà quanti panni sono stati lavati, chissà quanti colpi di mazze per imbiancare le tele, ed il lume, unico testimone di queste grandi fatiche, ogni volta, a fare da compagno se il giorno non s’era ancora inoltrato. E lì accanto, ad arricchire questo vero e proprio museo, ci sono stalla e fienile. E’ qui che stava il mulo atto alla distribuzione di farina. E’ qui che noi troviamo ancora la vecchia mangiatoia, “i trarenti”, la paglia, il fieno; tutto è ancora al suo posto. Ed un continuo scroscio di cascate ed il verde del capelvenere, quasi ad ornare questi quadretti già di per se suggestivi.

Si è quasi travolti da questi scenari, rapiti dalla loro bellezza, affascinati da una varietà di odori che sembrano stordire. L’acqua, il profumo del fieno, della farina; tutto inebria i sensi del visitatore. Un angolo di paradiso ancora in vita, nel cuore di un parco archeologico che si estende per ben 13 km e che nasconde ancora buona parte dei suoi tesori.