Modica [RG]. Cava Ispica, un mulino ad acqua torna a vivere dopo cinquant'anni

Giornale di Sicilia, 5 Novembre 2000

di Marcello Digrandi

Un mulino ad acqua costruito nel 1700, nello splendido scenario naturalistico di Cava Ispica, completamente restaurato grazie all’intervento del Copai (consorzio promozione area iblea) e di Michele Cerruto, proprietario dell’immobile. Il mulino era un funzione fino alla prima metà del 1900. Dopo, per quasi cinquant’anni, è rimasto inattivo. 

Oggi dopo un periodo dedicato a certosini lavori di ristrutturazione, il mulino è visitabile e perfettamente funzionante. Il recupero del Mulino “Cavallo D’Ispica” - così è conosciuto – è stato ritenuto valido quale meta di un percorso turistico, teso a valorizzare la natura della zona e le antichissime tombe rupestri, le tracce della colonizzazione romana. Un territorio che fu dominio dei Chiaramente e dei Cabrera, i quali nel 1453, lo vendettero ad Antonio Caruso, una cui discendente sposò Francesco Stella.

“Per ripristinare l’antico mulino – afferma Corrado Monaca, presidente del Copai, in perfetta sintonia con le direttive comunitarie previste dal fondo “Leader” (nato per dare nuovo sviluppo alle aree rurali della provincia di Ragusa) ha messo a disposizione dei privati parte delle somme necessarie al suo ripristino e alla fruizione del pubblico”.

“Abbiamo molti progetti in cantiere – racconta Monaca – Nostra intenzione è quella di ripristinare tutta l’area attorno al mulino, creando all’interno di strutture preesistenti, dei piccoli alloggi con punti di ristoro per i visitatori. Incentivando in questo modo, i turisti a visitare l’intera area. I lavori all’interno del mulino non sono stati ancora ultimati. Dobbiamo ripristinare il garage, dove verrà creato un bazar e un punto di informazioni turistiche”.

Il mulino è stato trasformato in una sorta di museo, dove sono stati restaurati e ricreati nei minimi particolari gli ambienti di lavoro del mugnaio. A guidare i visitatori, oltre al proprietario dell’immobile, sono anche alcuni giovani della cooperativa “progresso ibleo”. La casa del mugnaio dentro una grotta. Con il letto di paglia, coperto con la “cutra”, a ”naca a vientu” (la culla dei neonati), “u cannizzu” (vecchio recipiente adibito a contenere il frumento) costruito in canne (in modo che i topi non potessero rosicchiarlo), la trappola per i topi, un girello per i bambini, l’angolo cucina con “a tannura”. In un altro ambiente, rigorosamente d’epoca,la lavanderia con il lavatoio di pietra. Inoltre la stalla e il fienile per gli asini, il pavimento di “cuticcia”, la mangiatoia, i “crueddi” colmi di paglia e i “trarenti” di legno. Infine la stanza della molitura, con le vecchie bilance e i crivelli.

“Anche la farina viene macinata – dice Michele Cerruto, proprietario del mulino – seguendo l’antico funzionamento. L’acqua arriva dalla sorgente di Baravitalla e attraverso un canale passa dentro dei filtri che impediscono il passaggio di impurità. Da qui entra in un cono cilindrico del diametro iniziale di un metro e mezzo e poi finisce con un diametro di appena dieci centimetri. L’inclinazione del 35%, il restringimento del cono e la sua profondità di ben undici metri, permettono all’acqua di avere una velocità notevole. L’acqua, poi, arriva fino ad una ruota a palette che aziona la macina”. Uno straordinario connubio tra passato e presente. Per continuare quella produzione di farina integrale iniziata tanti decenni fa.