Cava Ispica torna a vivere

La Sicilia, 7 Marzo 2000

di Giorgio Buscema

Un mulino ad acqua del ’700 è stato recuperato nella zona archeologica di Cava Ispica, facendo rivivere storia e tradizione. E’ stato attraverso la collaborazione fra il consorzio di promozione Copai di Ragusa e il titolare della struttura (il discendente di un’antica famiglia di mugnai) che s’è potuto restaurare e recuperare l’intero impianto. Esso è stato reso perfettamente funzionante, produce farina integrale ed è diventato a tutti gli effetti un museo della tradizione e della memoria. Il mulino (famoso perché denominato “mulino Cavallo D’Ispica”, forse in riferimento ad un equino scolpito in un loculo della catacomba della Ladreria) era ormai in uno stato di avanzato degrado e sarebbe andato irrimediabilmente perduto.

Riportato agli antichi splendori con l’impiego anche di finanziamenti comunitari (quelli del progetto per lo sviluppo del turismo rurale denominato Konver) si trova ubicato all’interno del suggestivo parco archeologico, considerato fra i più grandi della Sicilia. L’intenzione del Copai che ne ha sponsorizzato la ristrutturazione, è quella di rendere la struttura parte integrante dei percorsi turistici della zona, che è anche sotto il profilo naturalistico e paesaggistico eccezionale.

“Nel cortile antistante gl’interni del mulino ad acqua dice l’amministratore delegato del Copai, Corrado Monaca – attiveremo un workshop per l’esposizione dei mezzi usati nella molitura e per offrire ai turisti la farina integrale prodotta. Il turismo rurale si fa coi fatti e non con la parole. Abbiamo restituito intanto alla famiglia proprietaria, poi a turisti e visitatori in genere, un patrimonio dall’inestimabile valore che rischiava di andare completamente alla malora”. L’impianto fu attivo fino alla prima metà del ’900, proprio mentre nascevano i nuovi e più moderni sistemi di molitura del grano. “Sono passati più di quarant’anni – dice il proprietario Michele Cerruto, che ha le foto dei suoi avi appese alle pareti del locale – e il mulino, che ha fatto anche la storia della mia famiglia, è tornato a vivere. Esso è anche la testimonianza di come l’ingegnosità umana abbia radici profonde e strettamente legate, come in questo caso, alle vicende degli abitanti della Cava Ispica”.

Va detto anche che assieme all’antico mulino ad acqua sono stati recuperati i locali adiacenti, che sono strettamente legati alla vita del mugnaio. E’ stato, infatti, ricostruito l’abitacolo, ripristinata la lavanderia, ripulite e rese funzionanti le condotte idriche che azionano le pale, mentre la grande macina è stata ricollocata nella sua sede naturale, in modo da poter frantumare il frumento trasformandolo in farina. Indubbiamente quanto è avvenuto a Cava Ispica è una chiara dimostrazione del fatto che il recupero delle tradizioni e della memoria storica attraverso una stretta sinergia fra pubblico e privato può dare i suoi frutti, a parte il fatto di essere comunque possibile.